La costrizione morale di Adelaide
Adelaide nel 1944 aveva appena compiuto i 7 anni ed era un a bimba semplice, allegra e quasi analfabeta, quinta di 8 figli… abitante in una piccola frazione di paese… La vera forza della piccola Adelaide stava nella sua famiglia che comprendeva anche zii e zie , cugini e tutta quella vasta parentela, che abitando nello stesso caseggiato, realizzava tra lprofondie persone un’affinità ed un affetto… A livello di integrazione sociale ed affettiva, la vita quotidiana della bambina era perciò piena e soddisfacente…
In questo contesto, il 23 maggio 1944, 10 giorni dopo la prima apparizione, Adelaide viene - contro la sua volontà - rinchiusa nel covento delle suore Orsoline di Bergamo, facendole credere che ci sarebbe rimasta solo per pochi giorni. Strappata brutalmente e con l’inganno alle sue abitudini, ai suoi cari, alle sue amichette, ai giochi abituali e alla scuola elementare che frequentava, ella verrà trasferita da Bergamo al convento delle Orsoline di Gandino proprio il giorno dopo l’ultima apparizione – e successivamente di nuovo a Bergamo presso le suore della Sapienza.
Per oltre 2 anni questa bambina abituata a correre libera nei prati sarà segregata, persino contro il volere dei genitori, e spostata di qua e di là, ...senza la sua famiglia, ma sopratutto, tormentata in modo inimmaginabile dalle soffocanti attenzioni di don Cortesi, che con metodo si metterà di lena per smantellare la psiche della piccola, nel tentativo, poi raggiunto, di farla “confessare” di aver detto il falso…
Riportiamo dal quaderno di Adelaide la sua versione dei fatti: “ don Cortesi, di frequente mi narrava che lui pure un giorno aveva visto la Madonna, Gesù Bambino e San Giuseppe, ma non era un’apparizione, perché li aveva visti solo nella fantasia e che perciò anche a me era successo così, perciò era “grave peccato” affermare agli altri di averli visti. Per molti mesi mi sostenni decisa di averli visti, poi la parola di Don Cortesi insistente e persuasiva mi “convinse” che veramente “facevo peccato a manifestare” agli altri le apparizioni della Madonna; anche perché affermandomelo un sacerdote, io, come fui educata in casa di aver “ fede in ciò che dicono i preti”, credetti alla sua parola e non osai più dire diversamente di quanto egli affermava e decisi pertanto di tenerlo solo nel mio cuore.
Per farla finita con tutti, il 10ettembre 1945, come al solito, don Cortesi, mi portò da sola per interrogarmi, perché io, per ordine suo, non potevo parlare con alcuno… In una sala delle suore Orsoline di Bergamo, dopo aver chiuso le porte, don Cortesi mi dettò le parole da scrivere sullo sfortunato biglietto. Mi ricordo benissimo che, posto lo stato di violenza morale che stavo subendo, lo macchiai ed egli divise il foglio e me lo fece rifare, con molta sua pazienza, pur di ottenere il suo scopo. Così recitava quel biglietto estorto con l’inganno e la violenza alla piccola veggente: ” Non è vero che ho visto la Madonna. Ho detto una bugia, perché non ho visto niente. Non ho avuto il coraggio di dire la verità ma poiho detto tutto a don Cortesi. Adesso però sono pentita di tante bugie”...Adelaidecontinua nel suo quaderno: “ Nel 1947 andai dalle suore della Sapienza e qui feci il mio grosso sbaglio; narrai tutto quanto era successo nelle apparizioni, affermando con precisione di aver visto la Madonna e sentite le sue parole. Sul finire della narrazione fui presa da grande paura: le parole di don Cortesi:” Fai peccato ad affermare di aver visto la Madonna” mi dominarono. Dapprima tacqui, poi decisi di ripetere ciò che avevo imparato da don Cortesi, e perciò dissi di non aver visto la Madonna (da Padre B.Raschi, “Questa è Bonate” 1959).
Pochi giorni dopo la prima ritrattazione, la mamma di Adelaide, Annetta Gamba, disse alla Commissione vescovile d’inchiesta:” Riguardo alla ritrattazione della bambina, io ho saputo questo da don Cortesi che mi portò il biglietto: e io venni in convento ...dissi:” Ascolta Adelaide, tutti dicono che non è vero che hai visto la Madonna. Si, è vero che l’ho vista. E allora perché la gente dice che non l’hai vista? Io non posso dire che cosa ho visto, perché faccio peccato di disobbedienza” (da S.Bortolan “ La Vergine parla alle Famiglie”).
L’11 luglio 1946 poi, tornata a casa al termine della terza elementare per trascorrere in famiglia qualche giorno di riposo, Adelaide si reca in canonica per salutare don Italo Duci. Questi, cogliendo l’occasione le chiede, a proposito delle visioni negate: “ Guardavi le stelle? - No, la Madonna. Allora di pure a quelli che te lo chiedono, che hai visto la Madonna. Affermare ciò non è superbia, perché la Madonna non ti è apparsa per i tuoi meriti”. A questo punto il sacerdote richiama alla memoria della bimba il biglietto di abiura: ella ribadisce che lo ha scritto sotto dettatura di don Cortesi. Don Italo incoraggia allora la piccola a scrivere una controtestimonianza nella quale affermi ciò che gli ha appena ribadito. Adelaide, la sera successiva, in una stanza dell’asilo delle suore, scriverà: “ E’ vero che ho visto la Madonna”. Don Italo, letto il biglietto le dirà:”Non basta. Devi mettere nel foglio perché hai scritto la ritrattazione”. La bimba, entrata di nuovo da sola nell’aula, ne uscirà dopo poco con il foglietto, sul quale ha aggiunto queste parole:” Io ho detto che non ho visto la Madonna perché mi aveva dettato don Cortesi e io per ubbidire a lui ho scritto così”. Nel suo diario don Italo Duci scriverà a proposito di questo fatto:” Adelaide è turbata. Sente di dover dire che ha visto la Madonna e sulla sua coscienza pesano le negazioni fatte sotto costrizione “morale”.
(Tratto da “Regina della Famiglia a Ghiaie di Bonate” di Lucia Amours, Edizioni Shalom 2006 – da pag. 297 a pag. 302).